Accessibilità pagine web: gli strumenti

Ispirato dalla serie di post di Fabry sul tema accessibilità (parte 1 qui), ho deciso di parlare di un paio di strumenti di verifica della conformità delle pagine web che sviluppiamo rispetto alle principali normative in ambito di accessibilità (per una infarinatura di alto livello sull’accessibilità vi consiglio di leggere i post linkati precedentemente).

Gli strumenti di cui parlerò mi è capitato più volte di utilizzarli sviluppando servizi per la PA (in quanto è richiesta la conformità rispetto alla legge Stanca). Si tratta di AChecker e di Colour Contrast Analyzer Firefox Extension (che ovviamente è un plugin per Firefox).

AChecker

Si tratta di una applicazione web scritta in PHP che permette di testare la conformità delle nostre pagine web rispetto ai principali standard in termini di accessibilità (WCAG1.0 e 2.0) e rispetto alle principali normative nazionali ed internazionali (Legge Stanca, Section 508). È possibile utilizzarla sia online sul sito del tool, sia scaricarla e installarla in locale all’interno di una propria istanza di server web (utile soprattutto per testare pagine che non volete diffondere in rete prima del tempo…)

Attraverso questo tool è possibile richiedere la verifica di una pagina sia attraverso l’inserimento di un URL valido, sia attraverso l’upload del file HTML (nel caso di pagine server-side è necessario fare l’upload dell’HTML generato).

Questo tool vi segnalerà sia gli errori di validazione sintattica della pagina (rispetto al DOCTYPE indicato nella pagina stessa), sia gli errori relativi all’accessibilità (rispetto agli standard/normative che avrete indicato), in particolare gli errori sono suddivisi in:

  • Errori noti: questi sono errori certi, che dovete assolutamente correggere
  • Errori verosimili: questi sono possibili errori (warning), spesso non sono veri errori, ma semplicemente indicazioni di potenziali problemi di accessibilità (ad esempio contenuti poco significativi di attributi quali title)
  • Errori potenziali: sono suggerimenti su come migliorare ulteriormente l’accessibilità, ad esempio la mancanza del cosiddetto breadcumb ovvero una specie di indice della pagina, che riporta un sommario e dei link a delle ancore relative alle varie sezioni della pagina (il tutto nascosto attraverso l’uso dei CSS, ma interpretato per esempio da strumenti quali gli screen reader)

Colour Constrat Analyzer Firefox Extension

Questa estensione per Firefox ci permette di verificare al volo la scelta dei colori della nostra pagina rispetto a possibili problemi di contrasto locale tra testo e sfondo. Tutto ciò senza il minimo sforzo (la verifica manuale del contrasto richiede il calcolo di una apposita funzione non banale basata sul codice RGB dei colori).

Questo strumento è davvero di grande aiuto e ci permette di verificare un aspetto di accessibilità troppo spesso trascurato. L’unica pecca riguarda l’impossibilità di verificare in automatico il contrasto all’interno di una immagine o tra testo e immagine di sfondo (l’operazione è tutt’altro che banale), infatti il controllo automatico si limita ad analizzare il CSS della nostra pagina. Tuttavia è possibile effettuare un test manuale selezionando separatamente il colore del testo e dell’immagine, lo strumento calcolerà immediatamente il contrasto e ci indicherà se è sufficiente rispetto alle varie normative/standard.

L’analisi automatica produrrà un report di questo tipo (vi basta aprire la pagina che volete testare e selezionare dal menù Strumenti->Colour Contrast Analyzer -> tutti i test):

mentre l’analisi manuale è fatta attraverso la seguente interfaccia (l’interfaccia stand-alone la trovate qui):

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Convertire in mp3 file audio in formato ape

Mi è capitato di aver tra le mani dei file in audio con estensione APE, VLC non presenta alcun problema nel leggerli, tuttavia dovendoli spostare sul mio lettore MP3 avevo bisogno di convertirli appunto in formato mp3.

I file con estensione APE sono file codificati con i codec lossless (ovvero senza perdita di qualità, a differenza per esempio degli MP3) Monkey. Essendo senza perdita di qualità è facile intuire che non riescano a comprimere molto.

Una peculiarità di questo formato è quello di presentarsi come una specie di immagine ISO del CD-audio, infatti tipicamente un unico file .ape contiene tutte le tracce di un CD-audio. Insieme al file .ape è presente un file .cue che contiene la descrizione delle singole tracce.

Per convertirli ho trovato questo ottimo tutorial, che qui riassumo molto rapidamente.

  1. Convertire il file APE in un file WAV (contenente tutte le tracce)
    mac file.ape file.wav -d
  2. Separare le singole tracce in tanti file WAV
    bchunk -w file.wav file.cue prefix
    dove prefix indica il prefisso che volete dare alle singole tracce (al prefisso verrà aggiunto un indice numerico e l’estensione .wav)
  3. Convertire i file WAV in MP3
    for f in *.wav; do
    > lame -b 192 -q 2 $f ${f/.wav/.mp3}
    done

    con queste tre linee convertirete tutti i WAV precedentemente creati (eliminate il file WAV contenente tutte le tracce se non volete convertire anche questo) il simbolo > non dovete scriverlo, vi comparirà automaticamente sulla shell dopo aver scritto la prima linea

i programmi mac e bchunk sono presenti nei repository di più o meno tutte le distribuzioni, per gentoo li trovate entrambi in portage.

Panettone 3.0: adesso sì che ci siamo

Ok, dopo aver provato un paio di volte il panettone con il lievito di birra (qui e qui) ho fatto il grande salto, e ho provato il panettone con il lievito naturale (qui come ho fatto nascere il mio lievito e qui come conservarlo).

Dico subito che la ricetta è più elaborata, soprattutto non è semplice impastarlo a mano, ma la soddisfazione è immensa, e il risultato è paragonabile ad un panettone artigianale che potete comprare in pasticceria o dal fornaio.

Ecco la mia creazione (Panettone da circa 1.3Kg, stampo per panettoni da 1Kg):

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Come conservare il lievito naturale

Dopo aver visto come preparare il lievito naturale in casa (clicca qui per le istruzioni), vediamo come conservarlo in frigorifero.

Ma deve essere conservato per forza in frigorifero? La risposta è NO, però se decidete di tenerlo fuori dal frigo ricordatevi di dargli da mangiare (rinfrescarlo) almeno una volta al giorno (meglio 2).

Quando conviene metterlo in frigo? Conviene metterlo in frigo se il vostro uso non è quotidiano, infatti è facile vedere che ad ogni rinfresco il lievito raddoppia di peso (e di volume, lievitazione a parte), quindi se non avete intenzione di fare quotidianamente il pane o la pizza o ricette varie, in pochissimo tempo vi ritrovate con un lievito che supera abbondantemente 1 Kg di peso. (per essere un po’ nerd anche in cucina, il lievito ha una crescita esponenziale).

Vediamo quindi come conservarlo in frigo: potete metterlo in frigo quando il lievito è abbastanza maturo (ovvero quando il tempo che impiega per raddoppiare di volume è di circa 4-5 ore).

Bisogna metterlo in frigo prima di rinfrescarlo, subito dopo o dopo qualche ora? in internet si trovano diverse versioni, io personalmente lo rinfresco, quindi lo lascio un paio di ore a temperatura ambiente e infine lo metto in frigo.

Qualche consiglio pratico:

  • anche in frigo il lievito continuerà a lievitare (seppure molto più lentamente), quindi mettetelo in una ciotola sufficientemente capiente.
  • io lo copro con la pellicola trasparente, in questo modo no si forma la crosta sulla superficie, e inoltre non diffonde il suo odore per tutto il frigo.
  • quando decidete di utilizzarlo toglietelo preventivamente dal frigo (almeno un paio di ore prima) e quindi effettuate almeno uno o due rinfreschi (per ricette che richiedono un lievito molto attivo, tipo il panettone, sono consigliati almeno 3 rinfreschi)

Cosa bisogna fare dopo averlo messo in frigo? Bisogna continuare a rinfrescarlo, ma ovviamente con ritmi molto più lenti. In rete le proposte variano tra una volta alla settimana e una volta ogni due settimane. Quindi fate voi. Io dato che prevedo di usarlo all’incirca una volta alla settimana lo rinfresco appunto una volta alla settimana.

Il lievito quando scade? Il bello del lievito naturale è che non scade mai… infatti se continuate a rinfrescarlo e gli fate un po’ di coccole 😛 non morirà mai. I panettieri infatti hanno dei lieviti naturali "nati" diversi anni…

Ecco alcune foto del mio lievito:

questo è un lievito di consistenza medio dura (non troppo bagnato), mentre ha quasi raggiunto il massimo della lievitazione (all’inizio della lievitazione era una pallina con un taglio a croce nel mezzo)

questo è lo stesso lievito a cui ho tolto la crosta superficiale, per utilizzarlo nella preparazione della pasta per la pizza. Guardate quante bolle ci sono…

questo invece è di tipo Polish (molto idratato) e lo sto tenendo in frigorifero (sono ormai 4 giorni), come vedete è molto umido. Quello delle due precedenti foto è stato ricavato da una parte di questo.

Preparare il lievito naturale: inizio

Il lievito naturale o lievito madre o crescente o pasta madre o pasta acida è un lievito che si ottiene dalla naturale fermentazione della farina unita all’acqua. Infatti basta lasciare per qualche giorno un po’ di farina mescolata ad un po’ di acqua in un recipiente aperto per ottenere una fermentazione e quindi una lievitazione spontanea, dovuta ai lieviti e ai batteri lattici presenti naturalmente nell’ambiente.

Spesso per velocizzare l’avvio della fermentazione si aggiunge un ingrediente denominato starter, la cui funzione è proprio quella di far cominciare il processo di lievitazione. Questo ingrediente è spesso formato da frutta molto matura che viene sminuzzata (buccia compresa) e aggiunta al composto di farina e acqua, oppure da yogurt bianco intero.

Ci sono due tipi principali di lievito naturale: un primo tipo molto idratato, dall’aspetto spugnoso e molto appiccicoso, chiamato Polish e un tipo invece molto più duro e compatto che credo non abbia alcun nome particolare.

Entrambe le tipologie di lievito sono ottenibili a partire dallo stesso composto, ciò che varia sono i rinfreschi successivi. Per rinfreschi si intendono i “pasti” che andremo a somministrare al nostro composto una volta “formato”.

La preparazione che ho utilizzato io l’ho presa da Vivalafocaccia.com, come starter si consiglia di usare l’acqua in cui si lasciano a macerare una manciata di uvette per un giorno intero. Sul blog che ho linkato è presente anche un fantastico video che mostra tutte le fasi della preparazione.

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Panettone 2.0: ovvero qualche modifica alla prima ricetta

La vigilia di Natale ho ritentato il Panettone con il lievito di birra. La prima ricetta la trovate qui.

In questo secondo tentativo ho apportato una serie di modifiche rispetto alla prima ricetta, modifiche nate osservando il risultato della prima ricetta e confrontando altre ricette trovate sul web. Inoltre questa volta ho potuto utilizzare gli appositi stampi di carta per panettoni, che mi ha gentilmente regalato il mio pasticcere di fiducia…

Iniziamo subito col vedere il risultato finale.

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