Rifugio Laghi Gemelli – 21/09/2014

Terza uscita in 20 giorni! Questo settembre sta proprio andando alla grande. La tappa odierna è in Val Brembana, al Rifugio Laghi Gemelli1968m.

Si parte dal parcheggio adiacente il lungo lago dell’abitato di Carona 1113m (attenzione che la maggior parte dei parcheggi sono a pagamento, si può acquistare il biglietto presso il bar “Pineta” alla fine del lungo lago).

La giornata sembra perfetta, non si vede nemmeno una nuvola in cielo, la temperatura è abbastanza fresca (12°C) ma il sentiero parte subito forte, quindi ci si scalda in fretta. Il sentiero che seguiamo è il 211.

La prima parte del sentiero è tutta all’interno di un bosco in parte di caducifoglie in parte di conifere, il fondo è costituito da terra con vari affioramenti rocciosi, attenzione che c’è molta presenza di acqua, quindi le rocce risultano spesso scivolose.

Passato il tratto boschivo in cui si sale parecchio, fino a circa 1800m, si sbuca in un pianoro in quota, caratterizzato dalla presenza di numerosi laghetti di origine naturale, a cui sono state aggiunte delle dighe per ricavarne energia idroelettrica.

Questi laghi offrono scorci meravigliosi, ricchi di riflessi e ci accompagneranno per tutto il tragitto finale, anche oltre il rifugio.

Il rifugio sorge proprio di fianco alla diga dei laghi gemelli (in realtà ora i due laghi si sono fusi in uno solo). Da qui partono diverse escursioni, tra cui quella verso il passo di Mezzeno 2142m, che decidiamo di intraprendere.

In poco meno di un’ora siamo al passo, da cui si gode una bella vista verso il pizzo Arera.

Dopo un buon pranzo al rifugio il tempo inizia a guastarsi e inizia a piovigginare, per la discesa seguiamo quasi completamente l’itinerario di salita, ma al primo lago (Lago Piano Casere) compiamo una breve deviazione per raggiungere il Lago Becco (l’anello originale sarebbe un po’ più lungo, fino a raggiungere il Lago Colombo, ma visto il tempo decidiamo di accorciarlo).

Giunti al tratto boschivo inizia a piovere parecchio, e le rocce diventano molto scivolose, ma almeno gli alberi ci riparano un poco dalla pioggia.

Dati dell’escursione

Quota minima 1113m

Quota massima 2142m

Dislivello in salita totale 1130m

Tempo totale di cammino (pranzo escluso) 6.32 ore

Tempo di salita 3.11 ore

Tempo di discesa 2.35 ore

Monte Sodadura da Moggio – 14/09/2014

Dopo un agosto pieno d’acqua è arrivato un settembre tutto sole, e per di più con temperature perfette per andare in montagna. Sono passati giusto 15 giorni dalla salita al Grignone e questa volta ho deciso di provare a salire sul Sodadura, la bella piramide che sovrasta i piani di Artavaggio, partendo da Moggio.

I piani di Artavaggio sono per me una novità assoluta. Con questo giro inoltre toccherò 5 rifugi tutti in una volta:

– Rifugio Sassi Castelli

– Baita della Luna

– Rifugio Casari

– Rifugio Nicola

– Rifugio Cazzaniga Merlini

Partenza da Moggio, 860m, al parcheggio che si trova al primo tornante della strada che porta al Culmine di San Pietro, subito dopo la stazione della funivia.

Il primo pezzo del sentiero si snoda tutto all’interno del bosco, il classico bosco di caducifoglie che si trova sulle pendici delle prealpi lombarde. Parto che è ancora buio, mancano pochi minuti all’alba e per di più sono sul versante occidentale…

Il panorama è praticamente inesistente, quindi mi concentro sull’andatura.

A quota 1490m in un piccolo spiazo erboso troviamo l’ex rifugio “I Bocia”, da qui in poi il bosco inizia a farsi più rado e dopo pochi minuti sbuchiamo all’inizio dei piani di Artavaggio.

Qui troviamo un bivio con dei segnavia, a destra rifugio Sassi Castelli e a sinistra il sentiero degli Stradini. Andando a destra si entra brevemente in un fitto bosco che termina proprio davanti al rifugio, tuttavia al bivio consiglio di tagliare dritto per il pratone.

Al rifugio Sassi Castelli iniziano “ufficialmente” i piani di Artavaggio 1640m, una vasta distesa prativa caratterizzata da pendenze molto ridotte.

 

Seguendo la strada sterrata che si snoda lungo i prati si arriva all’albergo sciatori ed alla vicina chiesetta dei piani di Artavaggio. Qui si trovano le indicazioni per il rifugio Nicola ed il monte Sodadura.

Continuando a seguire la strada che inizia ora a salire, si giunge in circa 30′ al rifugio Nicola, posto a 1890m, dalla caratteristica forma piramidale, proprio come il monte Sodadura, la cui cresta parte esattamente a sinistra del rifugio.

La salita al Sodadura è davvero molto semplice ed alterna tratti erbosi a tratti su roccia (tutti semplici) e in circa 15/20′ si arriva in cima a quota 2010m.

 

Dalla vetta il panorama può spaziare in tutte le direzioni. Ad est le orobie bergamasche

 

A sud il resegone

 

Ad ovest le Grigne

 

e lo Zuccone Campelli (con i rifugi Nicola e Cazzaniga Merlini)

 

E infine a nord le orobie Valtellinesi e le alpi retiche

Dati dell’escursione

Quota minima 860m

Quota massima 2010m

totale dislivello in salita 1150m

tempo totale 3.56 ore

tempo di salita 2.10 ore

tempo di discesa 1.29 ore