Fotografare i beni culturali: Italia vs resto del mondo

Domenica scorsa (26 settembre 2010) la provincia di Monza e Brianza ha organizzato l’evento "Ville Aperte", durante tutta la giornata è stato possibile visitare un totale di 61 siti di interesse culturale dislocati nel territorio della provincia. In particolare è stato possibile visitare attraverso visite guidate ville e palazzi che risultano essere normalmente inaccessibili alle persone comuni, un esempio su tutti, la Villa Reale di Monza.

Per essere sicuro di poter scattare liberamente delle foto agli interni, ho provato a contattare le pro loco locali. Ho iniziato mandando un’email alla pro loco di Monza chiedendo se era possibile fotografare gli interni della Villa Reale. Per non rischiare, l’email l’ho mandata 3 settimane prima della manifestazione. Dopo 10 giorni non avevo ancora ricevuto risposta, nel frattempo ho contattato anche il comune di Vimercate per chiedere la stessa cosa relativamente alle ville/palazzi dislocati nel suo territorio, ho contattato il comune perchè non sono riuscito a trovare un contatto della pro loco vimercatese (ammesso che esista). Questa volta in poche ore ho ricevuto risposta, e, per mia somma soddisfazione, la risposta è stata positiva: era possibile fotografare gli interni purchè senza l’uso del flash.

Iniziando ad essere abbastanza stizzito dal silenzio della pro loco di Monza, ho provato a ricontattarli, chiedendo spiegazioni e riallegando il messaggio originale di 10 giorni prima. Miracolo dei miracoli ho ricevuto risposta in meno di una giornata. Questa volta purtroppo la risposta è stata completamente negativa: non era possibile fotografare gli interni della Villa Reale né con flash né senza flash.

Ora mi chiedo: per quale motivo non deve essere possibile fotografare gli interni di un palazzo come la Villa Reale, mentre lo è per altri luoghi del tutto simili? Oltre tutto Monza non è nuova a decisioni del genere, qualche anno fa ho visitato il duomo di Monza ed il suo "tesoro" (nel duomo e nel relativo museo, sono presenti numerosi oggetti preziosi, come la famosa corona ferrea, la chioccia con i pulcini,…) anche in quell’occasione mi è stato impedito di effettuare fotografie, sia alla chiesa, sia ai vari oggetti preziosi.

Non avendo ricevuto nessuna spiegazione (in entrambe le occasioni) sul motivo dietro a queste decisioni ho provato a formulare qualche ipotesi:

  • L’amministrazione della Villa Reale di Monza si vergogna di far conoscere all’esterno lo stato di conservazione di un palazzo che in teoria potrebbe competere con la reggia di Versailles o il palazzo di Schonbrunn a Vienna. Le sale restaurate sono una manciata, tutte prive di arredamento, il resto del complesso risulta inagibile e in cattivo stato di conservazione.
  • Le fotografie sono vietate perchè l’amministrazione intende massimizzare i proventi derivanti dalla vendita di libri/cartoline o altro materiale fotografico. Potrebbe anche essere, peccato che, almeno in occasione dell’evento al quale ho partecipato, non c’era traccia di tale materiale.
  • Le fotografie sono vietate perchè danneggiano le opere d’arte… con il flash forse, ma credo che sia impossibile danneggiarle più di quanto già non siano danneggiate (tra l’altro c’è ben poco da danneggiare, di affreschi ce ne sono pochissimi, di arredo non c’è traccia, restano solo gli stucchi e la tappezzeria…). Vietando il flash il problema sarebbe comunque risolto, quindi non avrebbe senso vietare anche le foto senza flash.
  • Si vuole impedire che le foto vengano utilizzate per fini commerciali: basta richiedere un pagamento per le foto "professionali" lasciando libere le foto ad uso personale. Al limite potrei anche accettare un pagamento extra oltre al biglietto anche per le foto ad uso personale…
  • L’amministrazione della Villa Reale, e in generale dei beni culturali del territorio del Comune di Monza (vedi la mia esperienza con il duomo) ha una mentalità molto antiquata, che vede i beni culturali in maniera molto possessiva, come dire "ringraziami del fatto che ti concedo perfino di vederli…".

Io propendo per la prima e l’ultima ipotesi. Quello che mi fa arrabbiare è che l’amministrazione dei beni culturali del comune di Monza non riesce a comprendere gli effettivi benefici totalmente gratuiti che otterrebbe permettendo le riprese fotografiche dei suoi preziosi beni culturali. Possibile che non si siano mai chiesti perchè ad esempio a Versailles (dove ogni arrivano anno 3000000 di visitatori, addirittura 7000000 nel relativo parco) le foto non sono proibite? non sarà forse perchè ne traggono vantaggio?

Permettere ai turisti di fotografare un luogo d’interesse significa fare in modo che i turisti stessi diventino promotori del luogo d’interesse. Le fotografie dei turisti diventano locandine pubblicitarie che vengono mostrate agli amici/conoscenti dei turisti, invogliandoli ad andare a vedere con i propri occhi le stesse meraviglie catturate in fotografia. In questi anni di boom dei social network, le foto scattate dai turisti e condivise sui social network possono essere visualizzate da migliaia di altri utenti, rendendo la pubblicità ancora più di massa.

In Italia purtroppo questi ragionamenti non prendono piede a causa della diffidenza nelle nuove tecnologie (vedi ad esempio i problemi nella diffusione della banda larga), e come conseguenza molti siti di interesse restano sconosciuti ai più, sia in Italia, sia, ed a maggior ragione, all’estero.

Fortunatamente ci sono siti d’interesse di minor fama ma gestiti da persone di più larghe vedute che non ragionano secondo queste idee troppo tradizionaliste. A loro auguro di veder aumentare sempre più il numero di turisti, magari a discapito dei luoghi più rinomati ma gestiti da persone meno lungimiranti. Per il futuro non resta che sperare in un cambiamento di rotta, anche se, PURTROPPO, lo vedo molto difficile.

Nei prossimi giorni vedrò di pubblicare qualche scatto (ovviamente dei luoghi in cui era permesso farlo).

KStars: un planetario sul computer

Questa sera ho letto per caso questa ANSA relativa al passaggio particolarmente ravvicinato di Giove (pare che la prossima volta accadrà soltanto nel 2022), così date le condizioni meteo relativamente decenti (cielo sereno, anche se non terso) ho deciso di provare a cercare Giove in mezzo a quel pugno di stelle che si vedono, causa inquinamento luminoso (e non solo quello).

Ok, ma dove lo trovo???

Così mi sono ricordato di KStars, un programma del gruppo "Education" di KDE che simula un vero e proprio planetario.

Devo dire, dall’alto della mia ignoranza in materia, che il programma è davvero molto semplice da usare, basta seguire il Wizard iniziale per impostare la località in cui ci si trova, e in pochi secondi potrete navigare in una mappa del cielo visibile da casa vostra.

Sulla mappa è possibile applicare dei filtri relativamente agli oggetti da visualizzare (ad esempio è possibile visualizzare solo i corpi del sistema solare, oppure è possibile nascondere le linee delle costellazioni,…). Selezionando una stella qualsiasi vi verrà mostrato il nome e la magnitudine (le stelle più luminose hanno magnitudini basse), inoltre attraverso il menù contestuale è possibile aprire la relativa pagina di Wikipedia (ovviamente se presente).

Molto comode sono anche le funzioni di ricerca di un corpo celeste (tramite il classico Ctrl+F) e la funzionalità "Che si vede stanotte", in cui è possibile avere un elenco diviso per categorie dei corpi visibili durante la notte (è possibile anche cambiare data).

Tornando alla notizia, oggi Giove dovrebbe essere visibile praticamente per tutta la notte (sorge alle 18.26 e tramonta alle 06.14, col culmine circa a mezzanotte). Per ora si vede ancora poco (causa smog, non quello luminoso purtroppo…)

Dropbox & Dolphin

Oggi ho deciso di testare un po’ Dropbox. Per chi non lo sapesse Dropbox è un servizio di storage online, che mette a disposizione gratuitamente (previa registrazione) 2 Gb di spazio in cui è possibile memorizzare i nostri file, per averli sempre con noi anche quando non ci troviamo sul nostro computer, oppure per condividerli con altre persone via web.

Dropbox mette a disposizione un client per le tre principali piattaforme (Linux, Windows e Mac), attraverso cui è possibile gestire i nostri file.

Tuttavia la versione per Linux è composta da un plugin per nautilus (il file manager di Gnome), mentre non è prevista una integrazione per KDE (e Dolphin).

Provando a scaricare i sorgenti (sono disponibili anche pacchetti preconfezionati per Ubuntu e Fedora) lo script di configurazione (configure) si blocca chiedendomi varie dipendenze di nautilus.

La soluzione come spesso accade me l’ha data Google, infatti cercando “dolphin dropbox” il primo risultato ottenuto è questo. L’autore di questo post si è imbattuto nel mio stesso problema ed ha trovato una soluzione molto semplice che riassumo brevemente:

  1. registrate un account su Dropbox
  2. scaricate questo pacchetto di Dropbox: 32bit, 64bit
  3. scompattatelo nella vostra directory preferita (es: /home/ABC)
  4. accedete alla directory .dropbox-dist/ (questa directory viene creata scompattando il pacchetto scaricato al passo 1.)
  5. eseguite il programma dropboxd (presente nella directory di cui sopra)
  6. a questo punto parte un banalissimo wizard (trovate gli screenshot nel post originale)
  7. al termine del wizard siete pronti ad utilizzare Dropbox

A questo punto il post originale dice di creare un link simbolico (tramite ln -s) per poter associare Dolphin al posto di Nautilus, in realtà, almeno nel mio caso, questo non è stato necessario, infatti al termine del wizard si è aperto automaticamente Dolphin e mi è comparsa l’icona di Dropbox nella system tray.

L’ultimo passo consiste nell’inserire dropboxd tra i comandi eseguiti all’avvio di KDE, per far questo potete usare l’applicativo systemsettings (ovvero “Impostazioni di sistema”, che trovate nel menù di KDE).

Selezionando la scheda “Avvio e spegnimento” vi basterà aggiungere uno script all’Avvio automatico, indicando il percorso a dropboxd.

Ecco fatto! Ora siete pronti ad usare Dolphin per gestire i vostri 2Gb gratuiti.