Ciaspolata ai rifugi Ca’ Runcash e Cristina in Valmalenco – 21/12/2014

Dopo la mia prima esperienza con le ciaspole a Macugnaga, inizio a prenderci gusto.

Stavolta si resta in lombardia, in quello che sul web è considerato da molti come il paradiso delle ciaspole (ed in effetti il percorso si presta molto bene).

La partenza è al parcheggio dopo la seconda galleria della strada che da Campo Frascia porta alla diga di Campo Moro. La strada è completamente ghiacciata, speriamo di trovare molta neve.

Alle 10.15 siamo al parcheggio, calziamo scarponi e ghette e ci mettiamo in cammino con le ciaspole in mano (ci sono solo 4-5 cm di neve, non ci sembra il caso di calzarle). Dal parcheggio parte sulla destra una ripida carrareccia con le indicazioni per i due rifugi, fatti pochi passi e incontrati altri escursionisti con le ciaspole ai piedi decidiamo di calzare anche noi. Siamo in ombra e fa piuttosto freddo (circa -4°C), ma la strada sale ripida e ci scaldiamo rapidamente. Tutt’attorno il paesaggio è molto promettente.

Dopo qualche piccolo tornante di ritroviamo in un ampio pianoro, l’alpe Caspoggio, e troviamo le indicazioni per il rifugio Cristina e il rifugio Ca’ Runcash.

Seguiamo le indicazioni per il Cristina e abbandoniamo l’alpe inoltrandoci nel bosco. Dall’ultima nevicata nessuno è passato per questo sentiero, quindi apriamo letteralmente la pista attraverso paesaggi incontaminati e di rara bellezza.

Superata un ripido avvallamento troviamo nuove indicazioni per i due rifugi e decidiamo di puntare verso il Ca’ Runcash, in modo da pranzare presto e avere più tempo nel pomeriggio per la nostra ciaspolata.

Arriviamo al rifugio intorno alle 11.20, essendo ancora presto ne approfittiamo per una simulazione di ricerca con l’ARVA.

Rispetto alla simulazione fatta al parcheggio a Macugnaga, questa volta seppelliamo veramente un ARVA nella neve e proviamo a recuperarlo nel minor tempo possibile. Il terreno sconnesso e l’abbondante neve rendono molto più complessa e faticosa la simulazione.

Alle 12.15 pranziamo al rifugio. Il panorama dalla sala da pranzo è stupendo.

Dopo pranzo mentre ci rivestiamo e calziamo nuovamente le ciaspole ne approfitto per qualche foto.

Ripartiamo in direzione dei laghi di Campagneda, che troviamo completamente ricoperti di neve, e successivamente tagliamo verso est, per raggiungere l’alpe Prabello e il rifugio Cristina.

Non troviamo nessuna traccia di sentiero, quindi ci orientiamo solamente con l’ambiente circostante.

Dopo diversi saliscendi in un ambiente incontaminato e selvaggio (pur essendo sempre a pochi minuti dal rifugio Ca’ Runcash), un paio di scivoloni e l’incontro del tutto fortuito con una coppia di meravigliose pernici bianche, giungiamo finalmente in vista dell’alpe Prabello.

Senza rendercene conto ci troviamo sul tetto completamente ricoperto di neve di una piccola stalla.

Il rifugio Cristina è facilmente riconoscibile essendo l’edificio più grande di tutto l’alpe.

Alle sue spalle il Pizzo Scalino domina la scena.

A pochi metri di distanza si trova anche un’antica chiesa posta su di un piccolo dosso.

Dalla chiesa si ha un’ottima visione dell’alpe.

Ormai il sole inizia a calare, quindi ci incamminiamo speditamente verso il parcheggio. La strada è ben segnata e dopo pochi minuti si ricongiunge con il secondo bivio incontrato al mattino. In poco meno di un’ora siamo alla macchina, non prima di aver salutato per l’ultima volta il Pizzo Scalino.

Altre foto dell’escursione nel mio album Flickr.

Dati dell’escursione:

Partenza: ore 10.15

Tempo totale (pranzo incluso): 6 ore

Dislivello in salita: 600m circa

Dislivello in discesa: 600m circa

Quota massima: 2350m

Quota minima: 1900m circa

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Alba in Grignetta – 12/12/2014

Dopo tanto procrastinare, finalmente mi sono deciso a compiere un’escursione con l’obiettivo di essere in quota per fotografare l’alba.

La meta di questa mia prima uscita in notturna è la Grignetta o Grigna meridionale, salendo per la cresta Cermenati.

Alle 5.00 sono in macchina e alle 6.00 sono al parcheggio dei Pian dei Resinelli a quota 1284m. Essendo prossimi al solstizio d’inverno, è ancora notte fonda quando alle 6.10 inizio a camminare, con la torcia frontale accesa.

Le sensazioni che si provano a salire in notturna e in solitaria, per di più in inverno, sono indescrivibili, un misto follia (ma chi me l’ha fatto fare), timore reverenziale verso la natura e la montagna ed eccitazione.

In cielo l’ultimo quarto di luna è ben visibile, tanto che gli occhi si abituano rapidamente al buio e mi permettono di procedere anche con la torcia spenta, in pochi minuti raggiungo il rifugio Porta da cui inizia il vero e proprio sentiero (fin qui la salita si svolge su strada asfaltata, salendo con ripidi tornanti in mezzo ad una rada boscaglia).

Subito alle spalle del rifugio inizia il bosco “Giulia” un  bel bosco misto di conifere e latifoglie che mi obbliga a riaccendere la torcia.

Dopo qualche centinaio di metri il bosco inizia a diventare più rado e posso vedere alle mie spalle le luci della pianura ancora addormentata.

 

Ora inizia la cresta Cermenati: un sentiero circondato da pendii erbosi molto ripido che porta dritti in cima alla Grignetta. La torcia ormai non mi serve più: la colorazione molto chiara della dolomia di cui è fatta la Grignetta e la luce lunare sono più che sufficienti. Intanto il cielo sta iniziando a colorarsi e schiarirsi.

Alle 7.30 sono circa a quota 2000m, mancherebbero circa 20 minuti alla cima, ma decido di fermarmi per non perdermi l’alba.

 

 

 

Poter assistere ad uno spettacolo di questo genere ripaga profondamente dello sforzo di svegliarsi molto presto e salire in notturna.

Non ci sono davvero parole per descrivere quello che si prova mentre si viene investiti dai primi raggi del sole a 2000m di quota, senza nessuno nel raggio di qualche chilometro.

Alle 8.00 riparto e intorno alle 8.20 sono in cima.

La presenza di alcune nuvole che coprono il sole sembrano regalarmi una seconda alba.

 

Alle 9.00 mi raggiunge il primo escursionista della giornata, è ora di scendere.

Altre foto sul mio album Flickr.

Dati dell’escursione:

partenza: 6.10
Tempo totale: 4.18 ore
Dislivello in salita: 900m
Dislivello in discesa: 910m (in realtà sono sempre 900m, evidentemente c’è stata una variazione nella pressione atmosferica che ha fatto sballare il mio altimetro)
Quota massima: 2184m
Quota minima: 1284m
Tempo totale di ascesa: 2.19 ore
Tempo totale di discesa: 1.28 ore