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Val Bondasca – Capanna Sciora – 29/05/2015

Uscita oltre confine alla scoperta della Val Bondasca, una traversa della Val Bregaglia, cinta da cime rinomate come il Cengalo e il Badile.

Si parte da Bondo, paesino molto caratteristico a pochi chilometri oltre la dogana di Chiavenna, da cui parte una sterrata aperta al traffico previo pagamento di un pedaggio (vista la bassa stagione nel nostro caso non ci è stato chiesto nessun pedaggio).

Questa sterrata ci permette di risparmiare circa 500m di dislivello, portandoci fino a 1300m di quota.

La prima parte della salita si snoda lungo un comodo sentiero in falso piano, che ci fa guadagnare quota molto lentamente, permettendoci di ammirare il paesaggio (anche se la giornata non è per niente limpida).

La prima parte del sentiero termina a quota 1550m su un panoramico pianoro da qui si potrebbe (nelle giornate limpide) godere di un panorama eccezionale. Questo pianoro è un buon punto per tirare il fiato, dato che da qui in avanti il sentiero sarà costantemente molto ripido praticamente fino al rifugio.

Dal pianoro infatti inizia una serie interminabile di scalini scolpiti nella roccia o abbozzati con dei legni che ci accompagneranno per i restanti 600m di dislivello, fino a giungere poco sotto al rifugio.

Pur essendo la fine di maggio a quota 2000m è ancora presente molta neve a ricordare che questa valle sale lungo il versante settentrionale del Cengalo e del Badile.

Giunti in vista del rifugio, in pochi minuti lo raggiungiamo e ci fermiamo per il pranzo (al sacco, il rifugio è ancora chiuso).

Davvero notevole è il locale invernale di questo rifugio, dotato veramente di tutti i comfort.

Un paio di marmotte ci fanno compagnia durante il pranzo al sacco e siamo di nuovo pronti per ripartire verso la macchina.

La discesa segue lo stesso itinerario dell’andata e in poco tempo siamo alla macchina.

Altre foto qui

La traccia dell’escursione è disponibile su GPSies:

GPSies - Capanna Sciora - Val Bondasca

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Val Roseg – agosto 2014

In attesa della prossima uscita scrivo qualcosa su una bella escursione della scorsa estate: la val Roseg in Engandina (Svizzera).

La val Roseg è una valle molto lunga che si snoda lungo il percorso del torrente Roseg, ricorda un po’ la val Zebrù, perchè è nettamente divisa in due: una prima parte quasi in piano molto lunga e immersa in un bosco ricchissimo di fauna e una seconda parte più ripida che conduce ai rifugi sotto il Bernina (Capanna Tschierva e Boval).

Il percorso parte dalla cittadina di Pontresina, dove si può parcheggiare in uno dei vari parcheggi a pagamento (il costo è di circa 8-10 franchi svizzeri per l’intera giornata), uno di questi parcheggi si trova nei pressi della stazione ferroviaria ed è adiacente all’inizio degli itinerari.

Ci sono vari itinerari possibili: si può seguire la carrareccia che passa vicino al torrente e che viene utilizzata anche dalle carrozze trainate da cavalli, oppure si può entrare nel fitto bosco di conifere stando a stretto contatto con la natura.

Consiglio vivamente questa seconda opzione, perchè la val Roseg è molto famosa per la “docilità” degli animali che ospita, infatti basta stendere il palmo della mano con sopra poche briciole di pane per ritrovarsi “sotto attacco” da un’infinità di pic

coli uccellini, e se si è particolarmente fortunati anche di scoiattoli rossi.

Addirittura non sono nemmeno necessarie le briciole, ho provato con mano che basta stendere le mani e restare fermi pochi secondi per diventare dei “posatoi viventi”.

Cincia mora
Nocciolaia
Coppia di cince more
Cincia dal ciuffo

Nel bosco non è difficile incontrare anche piccoli gruppi di caprioli o di cervi. In lontananza è ben visibile la mole del massiccio del Bernina (ancora non si vede la vera e propria cima) con i suoi enormi ghiacciai.

Al termine del bosco si giunge ad un grande pianoro pratoso con al centro il torrente e un hotel – ristorante. Da qui in poi iniziano i sentieri che portano ai rifugi. Sui pendii che circondano la valle non è difficile osservare branchi di camosci o stambecchi.

Seguendo il sentiero per la Capanna Tschierva, si resta sulla destra orografica del torrente e si inizia a salire in mezza costa tra ripidi prati, ora il cinguettio del bosco è sostituito dai fischi delle marmotte.

Dopo una breve sequenza di tornanti, ci si ritrova sul filo della morena glaciale del ghiacciao Roseg, che punta dritta verso il pizzo Bernina (la vetta maggiore del massiccio, 4050m)

La vista sulla cima e sulla famosa cresta “Biancograt” è favolosa

anche la vista sulla lingua glaciale alla destra della vetta.

Purtroppo il tempo inizia a scarseggiare, quindi non riesco a raggiungere il rifugio e mi tocca iniziare a scendere.

Per godere al meglio di questa escursione consiglio di dividerla in due giorni (magari pernottando in uno dei rifugi), in modo da poter ammirare con calma sia il bosco ed i suoi animali, sia il Bernina ed i suoi ghiacciai. Nel complesso il dislivello risulta inferiore ai 1000m (si parte da circa 1880m e si arriva ai 2580m della capanna Tschierva), ed è tutto concentrato nella seconda parte.

Non credo ci sia un periodo “migliore” per visitare la val Roseg, tutte le stagioni offrono viste mozzafiato e contatto diretto con la natura, quindi consiglio di tornarci più e più volte! Io non vedo l’ora di visitarla nella sua veste invernale!