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Grignetta attrezzata – 20/06/2015

Delle 3 creste della Grignetta (Segantini, Sinigaglia e Cermenati) ho sempre percorso la semplice e “spaccagambe” Cermenati, con la sola eccezione del sentiero attrezzato della “Direttissima” e del canalone Angelina percorsi una volta un paio di anni fa.

Visto che la cresta Segantini è con tutta probabilità fuori dalla mia portata, non mi resta che provare la cresta Sinigaglia (EEA).

Già che ci sono decido di compiere un bel giro ad anello che percorre praticamente tutti i sentieri attrezzati del versante meridionale della Grignetta, nel seguente ordine:

  • piani dei Resinelli
  • cresta Sinigaglia
  • cima
  • sentiero Cecilia
  • rifugio Rosalba
  • sentiero Giorgio
  • sentiero della “Direttissima”
  • piani dei Resinelli

Sulla carta dovrebbe essere un anello con meno di 900m di dislivello, ma tutti questi sentieri prevedono diversi saliscendi lungo stretti canalini, per aggirare le varie guglie e torrioni che hanno reso tanto celebre la Grignetta, quindi alla fine il dislivello totale sarà di circa 1400m.

Il sentiero per la cresta Sinigaglia è decisamente poco frequentato, infatti per la maggior parte è utilizzato nella sua parte iniziale come sentiero di avvicinamento da parte degli scalatori che intendono affrontare i torrioni Magnaghi, anche la segnaletica è scarsa e a volte inesistente, quindi è facile sbagliare traccia e ritrovarsi sotto qualche guglia o torrione.

Il sentiero inizia dietro al rifugio Porta, da dove partono molti dei sentieri (Direttissima, Cermenati e Sinigaglia) di accesso alla Grignetta, in particolare il sentiero per la Sinigaglia punta subito verso destra.

Dopo pochi minuti ci si ritrova alla base del canalone Porta (un’altra via di accesso, di stile alpinistico), attraversato l’attacco del canalone, si inizia a salire con buona pendenza lungo pendii erbosi, attorniati dalle famose guglie della Grignetta.

Cresta Sinigaglia

Dopo un paio di traversi e un po’ di zig-zag, si arriva ad un bivio poco visibile, in cui la traccia più evidente prosegue dritta davanti a noi, mentre una traccia molto meno visibile sale ripidamente sulla destra. La via più corretta è la seconda, che in breve ci porta sulla cresta vera e propria, mentre la prima traccia porta dritti alla base dei torrioni Magnaghi.

Una volta in cresta, la traccia risulta molto evidente e si arriva in breve al famoso “Salto del Gatto”, un passaggio attrezzato che permette di aggirare un torrione grazie all’aiuto di un cavo metallico e 5 staffe di acciaio da utilizzare a mo’ di gradini. Il passaggio risulta molto “impressionante” ma altrettanto semplice (si tratta di un passaggio di soli 2-3 metri).

Salto del Gatto

Superato il Salto del Gatto (a quota 2000m circa) inizia la parte attrezzata della cresta Sinigaglia, costituita da un continuo saliscendi lungo stretti canalini e pareti verticali, sempre aiutati da cavi e/o catene, anche questi passaggi sono tecnicamente semplici, ma di grande impatto “psicologico”.

In breve, superato il traffico dovuto ai gruppi di escursionisti che scendono, siamo in cima. Giusto il tempo di tirare il fiato e mangiare qualcosina e si riparte, in discesa, verso il rifugio Rosalba.

Vetta

Il sentiero che dalla cima porta al rifugio è il sentiero attrezzato “Cecilia”, che si snoda nella parte occidentale della Grignetta. Questo sentiero è ricchissimo di passaggi attrezzati, in particolare traversi, che ci permettono di aggirare l’enorme numero di guglie presenti sul versante occidentale.

Dopo diversi saliscendi e diversi traversi, giungiamo infine al colle Valsecchi, punto di attacco della cresta Segantini. da qui in pochi minuti si scende al rifugio Rosalba, che data la bella giornata troviamo pienissimo.

Dopo un buon pranzo siamo ricaricati al punto giusto per affrontare gli ultimi due sentieri attrezzati della giornata: il sentiero Giorgio e la “Direttissima”

Il sentiero Giorgio parte dal colle Valsecchi e attraverso vari traversi e qualche saliscendi attrezzati con le solite catene porta all’attacco del sentiero della “Direttissima”.

Il sentiero della “Direttissima” è probabilmente il sentiero attrezzato più variegato e divertente (ovviamente va affrontato con la dovuta attenzione), non si tratta di una ferrata vera e propria, ma il set da ferrata, l’imbrago e il caschetto possono sicuramente aiutare (quasi nessuno li utilizza su questo sentiero, però la prudenza non è mai troppa), noi comunque non li abbiamo e quindi lo affrontiamo non assicurati.

Anche questo sentiero è fatto da una moltitudine di canalini, saliscendi e traversi, ma il passaggio più noto e particolare è sicuramente il caminetto Pagani (affrontando il sentiero in salita è la prima difficoltà che si incontra).

Il caminetto Pagani è uno strettissimo intaglio nella roccia (con uno zaino troppo voluminoso si rischia di rimanere incastrati) a a cui si arriva (salendo) o subito seguito (scendendo) da un paio di scale metalliche (una delle quali leggermente strapiombante) che permettono di superare un salto di circa 8 metri.

Caminetto Pagani
Caminetto Pagani (foto di Stefano)

Affrontare queste scale in discesa è molto particolare, perchè ci si ritrova con il primo piolo esattamente sotto i piedi.

Dopo le scale resta solo l’ultimo traverso (molto simile al Salto del Gatto), dopodiché si deve semplicemente scendere di quota seguendo un comodo sentiero che ci riporterà al rifugio Porta (o volendo ad un parcheggio più in quota, da cui si raggiungono i piani dei Resinelli tramite una strada asfaltata).

Ultimo passaggio attrezzato
Ultimo passaggio attrezzato (foto di Stefano)

Questo giro è di sicuro interesse sia per l’ampio dislivello (1400m) sia per la varietà dei passaggi da affrontare, ma soprattutto per il panorama davvero unico che offre la Grignetta (panorama che non è possibile gustare affrontando la cresta Cermenati), con le sue guglie e i suoi torrioni su cui sono cresciuti alcuni tra gli alpinisti più forti di sempre.

La traccia dell’escursione è disponibile su GPSies.com:

GPSies - Grignetta Attrezzata

Resegone sentiero numero 1

Sono già salito più volte sul Resegone, ma sempre da “dietro”, da Morterone o da Fuipiano Valle Imagna.

Questa volta ho provato a salire da “davanti”, per il sentiero numero 1: dal parcheggio della funivia per i piani d’Erna al rifugio Azzoni e quindi alla vetta.

Questo sentiero è forse il più lungo sia in termini di tempo che in termini di dislivello (ben 1400m) ma offre la possibilità di camminare in mezzo ai torrioni che rendono così particolare e affascinante il Resegone.

Il sentiero parte subito dietro il parcheggio della funivia per i piani d’Erna (il parcheggio è a pagamento, ma se arrivate molto presto la mattina potete parcheggiare liberamente) e inizialmente si svolge quasi in piano all’interno di un bosco di caducifoglie. Al termine del bosco si giunge alla frazione Costa e la si attraversa deviando verso sinistra. Poco sopra le poche abitazioni di questa frazione è posta una piccola cappella dalla quale si gode una vista eccezionale verso la città di Lecco e la parte bassa del Lario.

Dalla cappella continuando a salire con poca pendenza si giunge rapidamente al rifugio Stoppani, posto a 890m, ora il sentiero inizia finalmente a salire e in breve ci ritroviamo avvolti dalle pareti calcaree che hanno reso così famoso il Resegone.

Attraversata la parte bassa di un canalone, proseguiamo lungo radi pendii erbosi aggirando i torrioni e le pareti verticali, fino a giungere al bivio per che a destra ci porterebbe verso il monte Magnodeno e a sinistra ci porta dritti al rifugio Azzoni.

Prendendo a sinistra saliamo rapidamente su fondo roccioso, alternando passaggi molto ripidi ad attraversamenti quasi in piano, fino a giungere alla scalinata finale subito sotto al rifugio Azzoni.

Dal rifugio alla croce di vetta è questione di un paio di minuti.

 Trovate il tracciato dell’escursione su GPSies.com:

GPSies - Resegone - sentiero #1

Ci ho preso gusto… alba dal Monte San Martino – 30/12/2014

Ad un paio di settimane dalla mia prima alba in montagna, ho deciso di approfittare delle ferie natalizie per una nuova uscita in notturna.

Questa volta ho optato per un’uscita più breve e più vicina (per poter dormire un po’ di più): il monte San Martino sopra Lecco.

Data la quota molto modesta (1090m) e la sua vicinanza a cime molto più fascinose (Resegone, Grigne, Due Mani), non ho mai preso in considerazione un’escursione su questa vetta, ma devo dire che si è rivelata piuttosto interessante, grazie ad un sentiero per escursionisti esperti attrezzato in un paio di punti con catene (sentiero comunque molto ben segnalato e mai eccessivamente pericoloso) ed allo splendido panorama che si può godere sul Lario, la città di Lecco e le cime vicine.

L’alba è prevista per le 8.05, alle 7.00 sono al parcheggio in via Quarto nella frazione Rancio di Lecco, mi infilo gli scarponi, indosso la torcia frontale e inizio a camminare. Il primo tratto si sviluppa su strada asfaltata (via Paradiso) fino a giungere ai primi cartelli che indicano il sentiero 52, per il rifugio Piazza (che non raggiungerò) e la cappella della Madonna del Carmine, dove arrivo in circa 40 minuti, dopo essermi fermato per un paio di scatti in “semi-notturna”.

Alla Madonna del Carmine (700m circa) decido di fermarmi per attendere l’alba. Il panorama è veramente notevole.

Le prime luci iniziano ad infiammare i corni di Canzo e il Moregallo e successivamente anche il Monte Barro.

L’aria è decisamente fredda e decido di proseguire senza attendere di essere raggiunto dai primi raggi del sole. Dalla cappella è possibile raggiungere il Crocione del San Martino attraverso due sentieri: quello classico (difficoltà E) e il sentiero “Silvia” (difficoltà EEA) che decido di provare.

Subito mi ritrovo a salire rapidamente su roccia, sembra quasi di salire la Cermenati sulla Grignetta, arrivato ad un piccolo pianoro vedo che il sole è ormai prossimo a raggiungermi, quindi decido di fermarmi per un paio di scatti.

Ormai manca poco al Crocione di vetta, ci dividono solo un paio di passaggi attrezzati con catene (divertenti e piuttosto semplici) e un paio di pianori con panchine da cui si gode un panorama meraviglioso.

Ed ecco il Crocione, non più di legno, ma di alluminio.

In conclusione è un’escursione interessante, da compiere nel periodo invernale (per non morir di caldo vista la quota molto modesta), che offre diversi ottimi punti di osservazione. Non ho registrato i dati di salita, poiché mi sono preso molte pause per scattare, comunque partendo alle 7.00, alle 10.00 ero di nuovo alla macchina.

Per altre foto, il mio album su Flickr.