Archivi tag: fotografia

Resegone sentiero numero 1

Sono già salito più volte sul Resegone, ma sempre da “dietro”, da Morterone o da Fuipiano Valle Imagna.

Questa volta ho provato a salire da “davanti”, per il sentiero numero 1: dal parcheggio della funivia per i piani d’Erna al rifugio Azzoni e quindi alla vetta.

Questo sentiero è forse il più lungo sia in termini di tempo che in termini di dislivello (ben 1400m) ma offre la possibilità di camminare in mezzo ai torrioni che rendono così particolare e affascinante il Resegone.

Il sentiero parte subito dietro il parcheggio della funivia per i piani d’Erna (il parcheggio è a pagamento, ma se arrivate molto presto la mattina potete parcheggiare liberamente) e inizialmente si svolge quasi in piano all’interno di un bosco di caducifoglie. Al termine del bosco si giunge alla frazione Costa e la si attraversa deviando verso sinistra. Poco sopra le poche abitazioni di questa frazione è posta una piccola cappella dalla quale si gode una vista eccezionale verso la città di Lecco e la parte bassa del Lario.

Dalla cappella continuando a salire con poca pendenza si giunge rapidamente al rifugio Stoppani, posto a 890m, ora il sentiero inizia finalmente a salire e in breve ci ritroviamo avvolti dalle pareti calcaree che hanno reso così famoso il Resegone.

Attraversata la parte bassa di un canalone, proseguiamo lungo radi pendii erbosi aggirando i torrioni e le pareti verticali, fino a giungere al bivio per che a destra ci porterebbe verso il monte Magnodeno e a sinistra ci porta dritti al rifugio Azzoni.

Prendendo a sinistra saliamo rapidamente su fondo roccioso, alternando passaggi molto ripidi ad attraversamenti quasi in piano, fino a giungere alla scalinata finale subito sotto al rifugio Azzoni.

Dal rifugio alla croce di vetta è questione di un paio di minuti.

 Trovate il tracciato dell’escursione su GPSies.com:

GPSies - Resegone - sentiero #1

Annunci

Val Bondasca – Capanna Sciora – 29/05/2015

Uscita oltre confine alla scoperta della Val Bondasca, una traversa della Val Bregaglia, cinta da cime rinomate come il Cengalo e il Badile.

Si parte da Bondo, paesino molto caratteristico a pochi chilometri oltre la dogana di Chiavenna, da cui parte una sterrata aperta al traffico previo pagamento di un pedaggio (vista la bassa stagione nel nostro caso non ci è stato chiesto nessun pedaggio).

Questa sterrata ci permette di risparmiare circa 500m di dislivello, portandoci fino a 1300m di quota.

La prima parte della salita si snoda lungo un comodo sentiero in falso piano, che ci fa guadagnare quota molto lentamente, permettendoci di ammirare il paesaggio (anche se la giornata non è per niente limpida).

La prima parte del sentiero termina a quota 1550m su un panoramico pianoro da qui si potrebbe (nelle giornate limpide) godere di un panorama eccezionale. Questo pianoro è un buon punto per tirare il fiato, dato che da qui in avanti il sentiero sarà costantemente molto ripido praticamente fino al rifugio.

Dal pianoro infatti inizia una serie interminabile di scalini scolpiti nella roccia o abbozzati con dei legni che ci accompagneranno per i restanti 600m di dislivello, fino a giungere poco sotto al rifugio.

Pur essendo la fine di maggio a quota 2000m è ancora presente molta neve a ricordare che questa valle sale lungo il versante settentrionale del Cengalo e del Badile.

Giunti in vista del rifugio, in pochi minuti lo raggiungiamo e ci fermiamo per il pranzo (al sacco, il rifugio è ancora chiuso).

Davvero notevole è il locale invernale di questo rifugio, dotato veramente di tutti i comfort.

Un paio di marmotte ci fanno compagnia durante il pranzo al sacco e siamo di nuovo pronti per ripartire verso la macchina.

La discesa segue lo stesso itinerario dell’andata e in poco tempo siamo alla macchina.

Altre foto qui

La traccia dell’escursione è disponibile su GPSies:

GPSies - Capanna Sciora - Val Bondasca

Rifugio Omio – Valle dell’Oro – 03/04/2015

Probabilmente l’ultima escursione “invernale” prima di passare in modalità “estiva”. Questa volta si va nella Valle dell’Oro, al rifugio Omio a 2100m.

La valle dell’Oro è una valle laterale della Val Masino e condivide con essa molte stupende pareti di roccia, paradiso dell’arrampicata.

La traccia di sentiero parte dai Bagni del Masino, il parcheggio è quello delle terme e durante la bella stagione rischia di essere completamente pieno, inoltre, semre nella bella stagione è a pagamento (5€). Non è del tutto chiaro se l’ultimo tratto di strada per arrivare al parcheggio sia aperto alla circolazione oppure no, poco prima del parcheggio si incontra infatti una sbarra e un cartello di divieto di transito. Arrivati al parcheggio chiediamo rassicurazioni e ci dicono che la strada è aperta alla circolazione.

Il sentiero parte subito dietro alle terme e si immette rapidamente in bosco piuttosto fitto, che ci accompagnerà salvo un paio di spiazzi per circa 1 ora e mezza. Nelle poche radure il paesaggio che si apre al nostro sguardo è davvero notevole.

Una volta usciti definitivamente dal bosco, calziamo le ciaspole e affrontiamo l’ultimo ripido tratto che ci porta in circa 1 ora al rifugio Omio.

Dietro al rifugio è presente il bivacco Silvio Saglio ancora semi sommerso da parecchia neve.

Il rifugio è chiuso, quindi ci concediamo un pranzo al sacco nel piccolo porticato all’ingresso e ci rimettiamo in cammino per la discesa.

Nel bosco si iniziano a vedere i primi segni della primavera ormai imminente.

Per tutto il giro, pranzo compreso ci sono volute poco meno di 6 ore.

Su GPSies ho caricato il tracciato GPS dell’escursione. Clicca sull’immagine per visualizzarlo (purtroppo si è interrotta la registrazione durante la discesa, comunque si è seguita esattamente la stessa strada dell’andata)

GPSies - Rifugio Omio nella valle dell'Oro

Tramonto sul Monte Barro – 2/01/2015

Dopo due albe finalmente mi sono concesso anche un tramonto!

Questa volta niente sveglia presto con annessa ascensione in notturna, stavolta mi toccherà la discesa in notturna!

Per il mio primo tramonto (e prima uscita del 2015) ho scelto la mia prima meta montana, il monte Barro (922m).

La giornata non è stata delle migliori, a partire dal primo pomeriggio il cielo si è coperto da un denso strato di nuvole, tuttavia decido di provarci lo stesso, alle 15.15 sono al parcheggio in via Canevate a Galbiate.

L’itinerario che ho scelto è la classica del monte Barro: l’aerea cresta del versante sud, con la sequenza dei 3 corni + la vetta.

L’ultima volta che l’ho fatto mi ricordo di aver tenuto un ritmo molto elevato e di aver raggiunto la vetta in circa 1 ora dopo una bella sudata. Questa volta ci ho messo esattamente 1 ora e 2 minuti, ma non mi sembra di aver fatto tantissima fatica: o è merito della stagione invernale (l’ultima volta ero salito a luglio…) oppure sono davvero in forma!

Comunque sia, alle 16.17 ero in vetta. Il cielo non era esattamente sereno…

In lontananza, in quel poco di cielo sereno, si stagliano nitide le alpi piemontesi

Sono un po’ demoralizzato e decido di iniziare a scendere. Arrivato alla prima sella (tra la vetta e il primo corno) mi volto a guardare la vetta e noto che si è accesa l’illuminazione della croce (tra l’altro la croce è stata rinnovata rispetto alla mia ultima visita).

Prima di scendere fino alla macchina, decido di aspettare un po’ per provare a fotografare le luci di Lecco e della Brianza.

Le prime ad accendersi sono quelle di Lecco, ancora il cielo non è completamente buio, ma provo lo stesso a scattare qualche foto.

Attendo ancora alcuni minuti e intorno alle 17.30/17.45 scatto qualche immagine verso Sud.

Ad Ovest il cielo è ancora rischiarato dalle ultime luci del crepuscolo.

Il tramonto non mi ha soddisfatto granchè, ma le luci di Lecco e della Brianza, e la mia prima discesa in notturna mi hanno comunque ripagato l’uscita!

Per la discesa, pause a parte, bastano circa 20/30 minuti.

Altre foto nel mio album Flickr.

Ci ho preso gusto… alba dal Monte San Martino – 30/12/2014

Ad un paio di settimane dalla mia prima alba in montagna, ho deciso di approfittare delle ferie natalizie per una nuova uscita in notturna.

Questa volta ho optato per un’uscita più breve e più vicina (per poter dormire un po’ di più): il monte San Martino sopra Lecco.

Data la quota molto modesta (1090m) e la sua vicinanza a cime molto più fascinose (Resegone, Grigne, Due Mani), non ho mai preso in considerazione un’escursione su questa vetta, ma devo dire che si è rivelata piuttosto interessante, grazie ad un sentiero per escursionisti esperti attrezzato in un paio di punti con catene (sentiero comunque molto ben segnalato e mai eccessivamente pericoloso) ed allo splendido panorama che si può godere sul Lario, la città di Lecco e le cime vicine.

L’alba è prevista per le 8.05, alle 7.00 sono al parcheggio in via Quarto nella frazione Rancio di Lecco, mi infilo gli scarponi, indosso la torcia frontale e inizio a camminare. Il primo tratto si sviluppa su strada asfaltata (via Paradiso) fino a giungere ai primi cartelli che indicano il sentiero 52, per il rifugio Piazza (che non raggiungerò) e la cappella della Madonna del Carmine, dove arrivo in circa 40 minuti, dopo essermi fermato per un paio di scatti in “semi-notturna”.

Alla Madonna del Carmine (700m circa) decido di fermarmi per attendere l’alba. Il panorama è veramente notevole.

Le prime luci iniziano ad infiammare i corni di Canzo e il Moregallo e successivamente anche il Monte Barro.

L’aria è decisamente fredda e decido di proseguire senza attendere di essere raggiunto dai primi raggi del sole. Dalla cappella è possibile raggiungere il Crocione del San Martino attraverso due sentieri: quello classico (difficoltà E) e il sentiero “Silvia” (difficoltà EEA) che decido di provare.

Subito mi ritrovo a salire rapidamente su roccia, sembra quasi di salire la Cermenati sulla Grignetta, arrivato ad un piccolo pianoro vedo che il sole è ormai prossimo a raggiungermi, quindi decido di fermarmi per un paio di scatti.

Ormai manca poco al Crocione di vetta, ci dividono solo un paio di passaggi attrezzati con catene (divertenti e piuttosto semplici) e un paio di pianori con panchine da cui si gode un panorama meraviglioso.

Ed ecco il Crocione, non più di legno, ma di alluminio.

In conclusione è un’escursione interessante, da compiere nel periodo invernale (per non morir di caldo vista la quota molto modesta), che offre diversi ottimi punti di osservazione. Non ho registrato i dati di salita, poiché mi sono preso molte pause per scattare, comunque partendo alle 7.00, alle 10.00 ero di nuovo alla macchina.

Per altre foto, il mio album su Flickr.

Ciaspolata ai rifugi Ca’ Runcash e Cristina in Valmalenco – 21/12/2014

Dopo la mia prima esperienza con le ciaspole a Macugnaga, inizio a prenderci gusto.

Stavolta si resta in lombardia, in quello che sul web è considerato da molti come il paradiso delle ciaspole (ed in effetti il percorso si presta molto bene).

La partenza è al parcheggio dopo la seconda galleria della strada che da Campo Frascia porta alla diga di Campo Moro. La strada è completamente ghiacciata, speriamo di trovare molta neve.

Alle 10.15 siamo al parcheggio, calziamo scarponi e ghette e ci mettiamo in cammino con le ciaspole in mano (ci sono solo 4-5 cm di neve, non ci sembra il caso di calzarle). Dal parcheggio parte sulla destra una ripida carrareccia con le indicazioni per i due rifugi, fatti pochi passi e incontrati altri escursionisti con le ciaspole ai piedi decidiamo di calzare anche noi. Siamo in ombra e fa piuttosto freddo (circa -4°C), ma la strada sale ripida e ci scaldiamo rapidamente. Tutt’attorno il paesaggio è molto promettente.

Dopo qualche piccolo tornante di ritroviamo in un ampio pianoro, l’alpe Caspoggio, e troviamo le indicazioni per il rifugio Cristina e il rifugio Ca’ Runcash.

Seguiamo le indicazioni per il Cristina e abbandoniamo l’alpe inoltrandoci nel bosco. Dall’ultima nevicata nessuno è passato per questo sentiero, quindi apriamo letteralmente la pista attraverso paesaggi incontaminati e di rara bellezza.

Superata un ripido avvallamento troviamo nuove indicazioni per i due rifugi e decidiamo di puntare verso il Ca’ Runcash, in modo da pranzare presto e avere più tempo nel pomeriggio per la nostra ciaspolata.

Arriviamo al rifugio intorno alle 11.20, essendo ancora presto ne approfittiamo per una simulazione di ricerca con l’ARVA.

Rispetto alla simulazione fatta al parcheggio a Macugnaga, questa volta seppelliamo veramente un ARVA nella neve e proviamo a recuperarlo nel minor tempo possibile. Il terreno sconnesso e l’abbondante neve rendono molto più complessa e faticosa la simulazione.

Alle 12.15 pranziamo al rifugio. Il panorama dalla sala da pranzo è stupendo.

Dopo pranzo mentre ci rivestiamo e calziamo nuovamente le ciaspole ne approfitto per qualche foto.

Ripartiamo in direzione dei laghi di Campagneda, che troviamo completamente ricoperti di neve, e successivamente tagliamo verso est, per raggiungere l’alpe Prabello e il rifugio Cristina.

Non troviamo nessuna traccia di sentiero, quindi ci orientiamo solamente con l’ambiente circostante.

Dopo diversi saliscendi in un ambiente incontaminato e selvaggio (pur essendo sempre a pochi minuti dal rifugio Ca’ Runcash), un paio di scivoloni e l’incontro del tutto fortuito con una coppia di meravigliose pernici bianche, giungiamo finalmente in vista dell’alpe Prabello.

Senza rendercene conto ci troviamo sul tetto completamente ricoperto di neve di una piccola stalla.

Il rifugio Cristina è facilmente riconoscibile essendo l’edificio più grande di tutto l’alpe.

Alle sue spalle il Pizzo Scalino domina la scena.

A pochi metri di distanza si trova anche un’antica chiesa posta su di un piccolo dosso.

Dalla chiesa si ha un’ottima visione dell’alpe.

Ormai il sole inizia a calare, quindi ci incamminiamo speditamente verso il parcheggio. La strada è ben segnata e dopo pochi minuti si ricongiunge con il secondo bivio incontrato al mattino. In poco meno di un’ora siamo alla macchina, non prima di aver salutato per l’ultima volta il Pizzo Scalino.

Altre foto dell’escursione nel mio album Flickr.

Dati dell’escursione:

Partenza: ore 10.15

Tempo totale (pranzo incluso): 6 ore

Dislivello in salita: 600m circa

Dislivello in discesa: 600m circa

Quota massima: 2350m

Quota minima: 1900m circa

Alba in Grignetta – 12/12/2014

Dopo tanto procrastinare, finalmente mi sono deciso a compiere un’escursione con l’obiettivo di essere in quota per fotografare l’alba.

La meta di questa mia prima uscita in notturna è la Grignetta o Grigna meridionale, salendo per la cresta Cermenati.

Alle 5.00 sono in macchina e alle 6.00 sono al parcheggio dei Pian dei Resinelli a quota 1284m. Essendo prossimi al solstizio d’inverno, è ancora notte fonda quando alle 6.10 inizio a camminare, con la torcia frontale accesa.

Le sensazioni che si provano a salire in notturna e in solitaria, per di più in inverno, sono indescrivibili, un misto follia (ma chi me l’ha fatto fare), timore reverenziale verso la natura e la montagna ed eccitazione.

In cielo l’ultimo quarto di luna è ben visibile, tanto che gli occhi si abituano rapidamente al buio e mi permettono di procedere anche con la torcia spenta, in pochi minuti raggiungo il rifugio Porta da cui inizia il vero e proprio sentiero (fin qui la salita si svolge su strada asfaltata, salendo con ripidi tornanti in mezzo ad una rada boscaglia).

Subito alle spalle del rifugio inizia il bosco “Giulia” un  bel bosco misto di conifere e latifoglie che mi obbliga a riaccendere la torcia.

Dopo qualche centinaio di metri il bosco inizia a diventare più rado e posso vedere alle mie spalle le luci della pianura ancora addormentata.

 

Ora inizia la cresta Cermenati: un sentiero circondato da pendii erbosi molto ripido che porta dritti in cima alla Grignetta. La torcia ormai non mi serve più: la colorazione molto chiara della dolomia di cui è fatta la Grignetta e la luce lunare sono più che sufficienti. Intanto il cielo sta iniziando a colorarsi e schiarirsi.

Alle 7.30 sono circa a quota 2000m, mancherebbero circa 20 minuti alla cima, ma decido di fermarmi per non perdermi l’alba.

 

 

 

Poter assistere ad uno spettacolo di questo genere ripaga profondamente dello sforzo di svegliarsi molto presto e salire in notturna.

Non ci sono davvero parole per descrivere quello che si prova mentre si viene investiti dai primi raggi del sole a 2000m di quota, senza nessuno nel raggio di qualche chilometro.

Alle 8.00 riparto e intorno alle 8.20 sono in cima.

La presenza di alcune nuvole che coprono il sole sembrano regalarmi una seconda alba.

 

Alle 9.00 mi raggiunge il primo escursionista della giornata, è ora di scendere.

Altre foto sul mio album Flickr.

Dati dell’escursione:

partenza: 6.10
Tempo totale: 4.18 ore
Dislivello in salita: 900m
Dislivello in discesa: 910m (in realtà sono sempre 900m, evidentemente c’è stata una variazione nella pressione atmosferica che ha fatto sballare il mio altimetro)
Quota massima: 2184m
Quota minima: 1284m
Tempo totale di ascesa: 2.19 ore
Tempo totale di discesa: 1.28 ore