Monte Disgrazia

Rifugio Del Grande Camerini – 12/07/2014

Per la mia prima escursione in Valmalenco ho scelto il piccolo ma estremamente panoramico rifugio Del Grande Camerini, posto a 2580 metri slm nei pressi della Bocchetta Piattè, all’inizio della cresta est del Monte Vazzeda. Ottimo balcone da cui osservare la parete nord ed il ghiacciaio del Monte Disgrazia.

Partenza da casa alla 6.30, arrivo al parcheggio alle 9.00.

La partenza del sentiero avviene dal parcheggio posto subito dopo l’abitato di Chiareggio, vicino alla riva del torrente Mallero. Siamo a quota 1628m.

Si inizia a camminare alle 9.13, il rifugio è dato a 3.10 ore, il tempo è perfetto.

Torrente Mallero

La prima parte del sentiero si snoda all’interno di un bel bosco di conifere,  l’ultimo tratto del quale è stato parzialmente distrutto da una recente slavina.

Sentiero iniziale

usciti dal bosco si raggiunge l’alpe Vezzeda inferiore (1832m) e quindi superiore (2033m).

Alpe Vezzeda superiore

A questo punto il nostro sentiero devia a sinistra verso il Monte Disgrazia. Restiamo a mezza costa e superiamo diversi corsi d’acqua e qualche rediduo nevaio, fino a vedere chiaramente sopra di noi il rifugio. L’ultimo tratto è una breve e ripida salita tra rocce e roccette.

Siamo al rifugio dopo 2.27 ore di cammino a passo tranquillo (evidentemente l’indicazione di 3.10 ore si riferisce ad un passo molto tranquillo). Dal rifugio la vista verso il Monte Disgrazia è eccezionale.

Panorama dal rifugio
Monte Disgrazia
Rifugio Del Grande Camerini

Per il ritorno ci sono 2 alternative:

  • il sentiero dell’andata
  • il giro ad anello che ci porta in Val Sissone (più lungo ma molto panoramico)

Noi abbiamo optato per il sentiero “Diretto” che sconsigliamo vivamente perchè poco battuto e con indicazioni scarse/assenti, inoltre richiede il superamento di un canalone roccioso con rocce instabili e bagnate.

Dati dell’escursione:

Tempo di salita: 2.27ore

dislivello totale di salita: 967m

quota massima: 2580m

quota minima: 1628m

Altre foto nel mio set su flickr.

Moregallo

Moregallo da Valmadrera – 16/03/2014

A distanza di una settimana dalla mia ultima escursione invernale eccomi alle prese con la prima escursione estiva (viste le temperature odierne): da Valmadrera (fraz. Belvedere, 290m) alla cima del monte Moregallo (1276m) per il sentiero OSA 6 (E).

La macchina è possibile lasciarla in via S. Carlo Borromeo presso il piccolo parcheggio adiacente alla strada che si trova sulla sinistra pochi metri prima di un tornante. Da qui si imbocca a piedi la stradina sulla destra e dopo pochissimi metri si svolta a sinistra. Pochi metri dopo si trova l’inizio dell’escursione, segnalata da un grosso cartello con le indicazioni per diverse escursioni.

Il mio itinerario parte dritto e si immette in una strada con fondo di pietrisco, che dopo un paio di tornanti porta ad una piccola cappellina. Da qui si imbocca lo stretto sentiero sulla sinistra della cappella.

La prima parte del sentiero è caratterizzato da una alternanza tra falsi piani e rapidi aumenti di pendenza attraverso un bosco di caducifoglie. Il sentiero è ben marcato e il fondo è costituito principalmente da pietrisco. Ai lati si trovano dei muretti a secco.

Alle mie spalle, tra gli alberi, la pianura si sta svegliando.

Monte Barro avvolto dalla foschia mattutina

Dopo alcuni minuti di cammino si iniziano ad incontrare le tipiche “Casote” piccole casupole di pietra utilizzati come rifugi di fortuna e come depositi per i prodotti caseari. Quindi si arriva alla sorgente Sambrosera (716m) dove i sentieri si dividono: da un lato si può puntare a Pianezzo e al rifugio SEV, mentre dall’altra si sale verso il Moregallo.

A questo punto il sentiero si fa più ripido e impervio. Si iniziano a scorgere le prime pareti e guglie del Moregallo. Osservandole è facile capire perché molte persone lo chiamano “la piccola Grignetta”

Un mare di guglie

Dopo aver aggirato una parete ci si ritrova in pieno sole, con il Resegone sulla destra ancora al buio.

Resegone

Ora il sentiero diventa davvero spaccagambe. Si procede rapidamente a zig-zag tra roccette e sfasciumi, e si sale speditamente per un largo canalone, che via via si farà più stretto e terminerà alla Bocchetta Sambrosera (1192m). Da qui si possono finalmente ammirare le Grigne che stanno rapidamente perdendo il loro manto nevoso.

Grigne dalla Bocchetta Sambrosera

Per giungere alla vetta del Moregallo è ora possibile optare per un divertente sentiero di cresta (consigliato) oppure per un più tranquillo sentiero a mezza costa. In pochi minuti si arriva finalmente in vetta. Dove si vedono ancora poche tracce dell’ultima nevicata.

Dalla vetta (la vetta è segnata dalla statua della Madonna, la croce è qualche metro più in basso) si gode di un ottimo panorama sui Corni di Canzo e il rifugio SEV a sud, e sulle Grigne ed il Resegone a nord-est.

Corni di Canzo e SEV

Per la discesa si può seguire lo stesso sentiero dell’andata, oppure se avete più tempo potete chiudere il giro ad anello raggiungendo il rifugio SEV e quindi scendendo nuovamente a Valmadrera per il sentiero 7.

Dati dell’escursione:

Tempo totale (salita+discesa): 3:30

Dislivello in salita: 986m

Dislivello in discesa: 986m

Altitudine massima: 1276m (vetta Moregallo)

Altitudine minima: 290m (Frazione Belvedere a Valmadrera)

Tempo di salita: 1.51h

Tempo di discesa: 1.35h

Altre foto nel mio set su flickr.

Sul filo del rasoio

Bocchetta di Pesciola da Moggio – 9/03/2014

Ultima camminata invernale dell’anno (soprattutto visto che al ritorno avevo caldo anche in maglietta…): si sale alla Bocchetta di Pesciola [1784m + qualche metro di neve!] (Piani di Bobbio) dal centro di Moggio [890m].

Partenza alle 6.00 da casa, arrivo in Piazza Fontana (la piazza del municipio di Moggio) alle 7.00 e inizio della camminata alle 7.05. La temperatura è perfetta, parto con un abbigliamento invernale (maglia tecnica, pile e softshell) pronto ad essere trasformato in estivo, fa abbastanza caldo da non richiedere guanti, cappello e nemmeno scaldacollo.

Il sentiero parte al termine di via Corniseglio e per tutto il primo tratto si svolge all’ombra di un bosco di caducifoglie piuttosto fitto, salvo brevi radure con vista sulle Grigne, sul Resegone e sul Due Mani.

Grigne

Dopo poco ci si ritrova ai piedi di un prato piuttosto ripido dominato da un’abitazione ed una stalla. in questo punto consiglio di abbandonare il sentiero e di tagliare dritti per il prato, fino a raggiungere la stalla. Dalla stalla si sale ancora per pochi metri fino ad arrivare alla cima del prato che fa da spartiacque, quindi ci si inserisce nel bosco sulla destra (cercate i bolli gialli sui tronchi).

Dopo pochi minuti, il sentiero si sposta sul lato est della collina e si inizia a vedere la valle dei faggi sottostante, inoltre inizia ad essere presente in maniera consistente la neve (molto dura e ghiacciata).

Il bosco è intervallato da alcuni tratti rocciosi più aperti, dai quali si iniziano a scorgere le guglie dello Zuccone Campelli.

Zuccone Campelli

Ancora pochi passi e il bosco lascia spazio ad ampie radure via via più ripide ricoperte da un ampio strato nevoso molto duro, ormai si vede chiaramente la Bocchetta di Pesciola.

Dopo alcuni zig-zag si arriva finalmente a destinazione.

Rifugio Lecco dalla Bocchetta di Pesciola

Il tempo di fare un po’ di foto e di tirare un po’ il fiato e il sole inizia a picchiare prepotentemente, tanto da passare ad un abbigliamento desicamente estivo.

Il ritorno segue lo stesso sentiero dell’andata, ma stavolta la neve ghiacciata del primo mattino è stata sostituita da un manto molto meno resistente e molto più bagnato, che cede quasi subito ad ogni passo… servirebbero tanto un paio di ciaspole (o almeno di ghette per evitare di bagnarmi troppo i pantaloni).

Si torna a casa…

Al ritorno c’è anche il tempo di qualche foto ai fiori presenti a bassa quota.

Primule

Dati dell’escursione:

Quota di partenza: 890m

Quota massima: 1828m

Dislivello: 965m di salita e 962 di discesa (totali)

Tempo di salita: 1:58h

Tempo di discesa: 1:40h (dovuta principalmente alla presenza di neve molto cedevole)

Tempo totale dell’escursione: 4:10h (pause comprese)

Trovate altre foto nel mio set su flickr

Val Biandino

Val Biandino in invernale

Settimana scorsa mi sono fatto una meravigliosa camminata alla scoperta della Val Biandino, una piccola valle laterale della Valsassina, alle pendici del Pizzo dei Tre Signori.

È stata anche l’occasione per mettere alla prova il mio nuovo acquisto, il “On Go Up 300 Walking” della Decathlon.

L’escursione parte dal centro di Introbio (585m slm), attenzione a dove parcheggiate, perchè quasi tutti i parcheggi sono con disco orario, io ho parcheggiato nel parcheggio tra via Vittorio Emanuele e via della Vittoria.

La giornata è splendida e ho modo di apprezzare la Grigna baciata dal primo sole

Alba sulla Grigna

La salita parte da via del Ceppo e dopo pochi metri inizia a seguire il corso del torrente Troggia, il quale mi accompagnerà fino all’arrivo.

Fino a quota 1000m di neve non  c’è nemmeno l’ombra, ma poi tutto diventa bianco. La neve è molto dura, quasi ghiacciata e in ben 3 tratti il sentiero è completamente coperto da vecchie slavine. In questi tratti sarebbero d’aiuto un paio di ramponcini, ma con la dovuta attenzione i rischi sono davvero minimi.

Attenzione al guado di uno dei numerosi ruscelli che si buttano nel Troggia, l’acqua sembra bassa, ma lo scarpone ci entra tutto senza problemi :-P (fortunatamente l’ho tolto dall’acqua prima che questa potesse entrare…)

Guado del ruscello

La valle scavata dal torrente Troggia è molto stretta e suggestiva, voltandosi ci si rende perfettamente conto dell’incessante lavoro compiuto dall’acqua.

Dopo una scarpinata di circa 2h30′ a ritmo ben sostenuto finalmente la Val Biandino si mostra in tutto il suo candore. In lontananza è possibile vedere la struttura del santuario della Madonna della Neve con annesso rifugio.

La neve è davvero tanta e il paesaggio è incantevole

Il rifugio è proprio alla base di questo meraviglioso anfiteatro naturale che culmina con il Pizzo dei Tre Signori.

Il Troggia in mezzo a tutta questa neve si è scavato un vero e proprio canyon.

Tempo totale di salita: 2h45′ per un dislivello di 1028m.

La discesa segue lo stesso sentiero dell’andata e in 1h48′ sono di nuovo alla macchina.

Per godere appieno dei paesaggi consiglio di prendersela più comoda e di pianificare circa 3h30′ per la salita e non meno di 2h’00 per la discesa.

Altre foto sul mio set Flickr

USB

Gimp: bilanciamento automatico del bianco su più file

Ecco un altro script-fu che mi capita di utilizzare molto spesso come punto di partenza quando mi metto al lavoro su un numero considerevole di foto: uno script-fu per il bilanciamento automatico del bianco.

Una delle tecniche per migliorare rapidamente le proprie foto consiste nel bilanciare il bianco, ovvero nell’eliminare eventuali dominanti colorate. Con Gimp questa operazione può essere svolta molto rapidamente, infatti basta selezionare la voce di menu:

Colori -> Auto -> Bilanciamento del bianco

Tuttavia ripetere questa operazione su un nutrito numero di fotografie può risultare estremamente noioso.

Per questo mi sono scritto il seguente script-fu:

(define (levels-batch pattern)
(let* ((filelist (cadr (file-glob pattern 1))))
(while (not (null? filelist))
(let* ((filename (car filelist))
(image (car (gimp-file-load RUN-NONINTERACTIVE
filename filename)))
(drawable (car (gimp-image-get-active-layer image))))
(gimp-levels-stretch drawable)
(gimp-file-save RUN-NONINTERACTIVE
image drawable filename filename)
(gimp-image-delete image))
(set! filelist (cdr filelist)))))

In particolare il comando “gimp-levels-stretch” esegue il bilanciamento del bianco.

Per eseguire questo script su tutte le immagini presenti in una directory è sufficiente eseguire la seguente riga:

gimp -i --verbose -b '(levels-batch "*.JPG")' -b '(gimp-quit 0)'

lario

Corni di Canzo

Escursione del 18 ottobre 2013.

Finalmente ho indovinato la giornata giusta per andare in montagna, probabilmente l’ultima giornata estiva dell’anno, con un eccezionale panorama offerto dal Lario e dalle Grigne.

I boschi ormai in tenuta autunnale, le cime più elevate innevate, temperatura perfetta e visuale mozzafiato!

È stata la prima volta nel gruppo dei corni di Canzo e devo dire che offrono un’ottima soluzione per una camminata divertente senza salire troppo di quota.

Partenza da Valbrona, si può prendere via Ziniga e lasciare la macchina prima dell’ultima sbarra (è presente una prima sbarra a circa metà di via Ziniga che dovrebbe essere sempre aperta).

Lasciata la macchina si può seguire la strada asfaltata fino al rifugio SEV, oppure si può optare per i sentieri che attraversano i boschi circostanti (in questo caso fate attenzione alla segnaletica non sempre presente). In circa 30/40 minuti si arriva al SEV.

Voltandosi a guardare la strada percorsa si ha una meravigliosa vista sulle Grigne e sul lago.

Dal SEV partono i sentieri che in pochissimo tempo ci permettono di arrivare in cima ai tre corni.

Le salite al corno Occidentale (il più alto) e al corno Centrale sono molto divertenti, con una serie di passaggi in cui si devono utilizzare anche le mani. In questi passaggi consiglio di riporre i bastoncini nello zaino perchè sarebbero solo di intralcio ai vostri movimenti.

In 15 minuti scarsi si raggiungono entrambe le cime.

Cima del corno Occidentale
Cima del corno Centrale

Degna di nota è la targa posta sul basamento della croce sul corno Occidentale:

Chi più in alto sale

Più lontano vede

Chi più lontano vede

Più a lungo sogna

Per raggiungere il corno Orientale (decisamente più basso degli altri due) si possono percorre due differenti sentieri, entrambi molto brevi:

  • La via bassa, che parte dal SEV e sostanzialmente in piano conduce fino alla vetta
  • Il sentiero di cresta dal corno Centrale all’Orientale

questa seconda possibilità è molto più panoramica e divertente, la discesa dal corno Centrale è abbastanza ripida, ma fortunatamente sono presenti cavi e catene in tutti i punti più esposti.

Cima del corno Orientale

Tornando al SEV non si può non  notare l’alta placca rocciosa parzialmente distaccata dal corno Centrale.

Per chi fosse interessato ad altre foto ecco il mio set su Flickr

parco-nebbia

Una mattina al parco

Era da tanto che non mi facevo un giro a “caccia” di animali al parco di Monza, ormai ogni volta che le previsioni danno sole cerco di fuggire in montagna a camminare e godermi un po’ di silenzio.

Così ho colto al volo l’occasione data dalle previsioni incerte per il weekend e una domenica mattina di metà gennaio ho preso la bici e la macchina fotografica e ho puntato dritto verso il parco.

Normalmente in questo periodo il parco dovrebbe essere ricoperto dalla neve o dalla brina, invece mi ritrovo avvolto nella bruma e circondato da prati verde smeraldo neanche fosse primavera…

Mi guardo attorno, ma per ora gli animali se ne stanno ben nascosti (che siano offesi per la mia lunga assenza?), fortunatamente il sole e la foschia mi offrono altri soggetti da fotografare!

 

Basta inoltrarsi in mezzo agli alberi per ritrovarsi nella foresta di Fangorn…

Da un momento all’altro farà la sua comparsa Gandalf il bianco!

Pian piano inizio a scorgere qualche scoiattolo e qualche cincia, ma se ne stanno troppo in alto sugli alberi per poterli fotografare, così continuo a dedicarmi ai giochi di luce.

Ormai sembra che debba tornare a casa senza nessuna preda, ma fortunatamente posso sempre contare sulla nutrita schiera degli aironi cenerini.

Trovate qualche altra foto sul mio account Flickr.

 

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